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lunedì 14 febbraio 2011
sabato 12 febbraio 2011
"Devo denunciare Berlusconi, perchè hanno chiamato prima me Papi!"
Questo di cui vi parlerò è il Papi di tutte quelle ragazze tossicodipendenti, prostitute, trans a cui è stata data la possibilità di riscatto, <<l'emancipazione>>.
Questo Papi è Don Gallo, Andrea per i tanti che lo conoscono e gli scrivono, un'esplosione di energia di 82 anni e mezzo.
Parla di democrazia di come l'ha imparata(per la strada, le strade del mondo in Brasile così come nella Barcellona del Franchismo), di come l'ha vista nascere(con un fratello partigiano) e di come ora la vede andare incontro all'eutanasia. (*)
Nonostante il suo percorso di studi - era compagno di studi del Cardinal Bagnasco - Don Gallo non parla nè con i termini nè coi (pre)concetti dell'alto prelato: fra un "belìn" e un'espressione dialettale racconta la legalità attraverso l'assurdità delle storie di vite che incontra, dal sacro naufrago raccolto in mare dalla Marina Militare italiana ed affidato ai deserti di Gheddafi, al timbro necessario ad una ragazza brasiliana per vivere semplicemente su un altro pezzetto del Pianeta Terra. Ma riporta anche alcune storie di riscatto dei suoi ragazzi, della ragazza del Niger che con un lavoro onesto riesce a mandare 30 euro ai fratellini, della trattoria "dei drogati" che nonostante quello che pensa la gente dei gestori, va bene(Trattoria A' Lanterna --> sito )
Don Gallo non ha difficoltà ad ammettere, anche davanti al Cardinale, che i suoi Vangeli di riferimento sono cinque: il quinto quello di Fabrizio De Andrè, un uomo che, come lui, "camminava con gli ultimi" e che non aveva vergogna a chiamarli con il loro nome.
E' critico nei confronti della sua Santa Madre Chiesa, e facendo riferimento alla manifestazione del 13 ("Se non ora, quando?" - dicendo che se potesse sfilerebbe in bikini), afferma quanto sia assurda la scarsa importanza che essa dà alla donne, anche perchè <<Gesù non diceva: "ama i tuoi fratelli, le sorelle un po' meno">>. Ed ammette, dopo aver letto alla platea la lettera di un ragazzo omosessuale che non trova la persona giusta: <<Chi sono io per dirti chi e come devi amare?>>
Il prete che ha portato il processione San Precario e che fa tanto drizzare i capelli agli alti ranghi della Chiesa, io non so se sia o meno un esempio vicino a quello di Gesù, ma una cosa è certa: è vicino alla gente, tutta, ed è prontamente vicino a tutte quelle persone che subiscono ingiustizie, indipendentemente dal perchè e come. Un uomo che onora il Cielo, ma che vede e sa bene cosa succede sulla Terra.
martedì 25 gennaio 2011
Ogni libro di Storia vuole la sua bella copertina: i musei.
Cari amici,
poco tempo fa, su un giornale locale, si poneva l'attenzione su un progetto(promesso e mai realizzato) che riguardava l'adibire uno spazio nel mio comune(S.Giorgio Ionico) in cui esporre un'inestimabile raccolta di oggetti che tanto ci raccontano delle nostre radici, della nostra terra, della nostra storia: un Museo Etnografico.
Questa raccolta, di un privato(ora custudita all'interno dei suoi locali*), fa rivivere non solo la quotidianità della famiglia contadina, ricostruita attraverso gli ambienti e gli attrezzi, ma descrive anche la realtà delle botteghe, quella di tutti quei mestieri(Maestro d'ascia, Maniscalco, Calderaio, Stagnino)di cui tanto mi parlavano i nonni quand'ero bambina.
Insomma, riprendendo gli oggetti del titolo di questo post, tutto questo ben di Dio, è un bel libro di Storia ma senza una copertina all'altezza dei contenuti.
Queste foto che vedete sotto, invece, sono la "bella copertina" del Museo delle genti d'Abruzzo, che i bravi pescaresi hanno ricavato da una parte del "complesso edilizio che ospitava le caserme borboniche lungo il fiume Pescara", complesso di proprietà comunale e magnificamente restaurato. Mi ci trovai per caso davanti e rimasi incantata dalle forme di questo edificio. All'interno, le testimonianze dell'evoluzione dell'uomo e delle sue attività in terra abruzzese; dal cacciatore della preistoria, al contadino, dal pastore che legava il ritmo della sua vita a quello della transumanza, all'operaio del settore tessile, settore sul quale molto incise la Rivoluzione Industriale.
link:
poco tempo fa, su un giornale locale, si poneva l'attenzione su un progetto(promesso e mai realizzato) che riguardava l'adibire uno spazio nel mio comune(S.Giorgio Ionico) in cui esporre un'inestimabile raccolta di oggetti che tanto ci raccontano delle nostre radici, della nostra terra, della nostra storia: un Museo Etnografico.
Questa raccolta, di un privato(ora custudita all'interno dei suoi locali*), fa rivivere non solo la quotidianità della famiglia contadina, ricostruita attraverso gli ambienti e gli attrezzi, ma descrive anche la realtà delle botteghe, quella di tutti quei mestieri(Maestro d'ascia, Maniscalco, Calderaio, Stagnino)di cui tanto mi parlavano i nonni quand'ero bambina.
Insomma, riprendendo gli oggetti del titolo di questo post, tutto questo ben di Dio, è un bel libro di Storia ma senza una copertina all'altezza dei contenuti.
Queste foto che vedete sotto, invece, sono la "bella copertina" del Museo delle genti d'Abruzzo, che i bravi pescaresi hanno ricavato da una parte del "complesso edilizio che ospitava le caserme borboniche lungo il fiume Pescara", complesso di proprietà comunale e magnificamente restaurato. Mi ci trovai per caso davanti e rimasi incantata dalle forme di questo edificio. All'interno, le testimonianze dell'evoluzione dell'uomo e delle sue attività in terra abruzzese; dal cacciatore della preistoria, al contadino, dal pastore che legava il ritmo della sua vita a quello della transumanza, all'operaio del settore tessile, settore sul quale molto incise la Rivoluzione Industriale.
E' un po' il percorso che meriterebbe il Museo Etnografico del mio paese, che non solo potrebbe costituire una valida attrattiva all'interno di percorsi turistici, ma che, soprattutto, ci ricorderebbe le nostre radici, la semplicità di quella vita e l'umiltà di chi la conduceva, umiltà che, purtroppom qualcuno sembra aver dimenticato.
link:
sabato 8 gennaio 2011
Maccarroni e altri formati di passta
Quand'ero piccola ed intollerante a qualsiasi cibo, prodotto, polline e pelo di gatto, cane, tirannosauro e d'animale esistente in natura, ed entravo in gelateria, per me esistevano due soli gusti: limone e fragola. Non passavo interi quarti d'ora ad appannare le vetrine per osservare i colori, le ondine, le decorazioni che c'erano sulle vaschette degli altri dieci, venti gusti: non le guardavo nemmeno! non mi interessavano! Non solo: per consolarmi, ero anche riuscita a non farmi piacere il cioccolato, la panna, la nutella, e a farmi venire il disgusto anche solo sentendo il loro odore. Solo fragola e limone!
Una maniera stupidina per inaugurare questo blog.
Però è questo quello che mi è venuto in mente adesso, ed è questo il ricordo che associo ad una parola che oggi sento per strada troppo spesso, anche fra i bambini che, sugli scalini davanti la scuola elementare, parlano delle squadre di calcio del cuore: questa parola è coerenza.
E' diventato un pregio oggi nascere con dei gusti e morire con gli stessi, mangiare le stesse cose(da cibi, a idee, a tipologie di letture e ascolti musicali) per tutta una vita e vantarsi con gli amici di non aver mai dato un bel morso a "tutto il resto". Beh, per me per questo status c'è una parola che calza meglio rispetto a "coerenza": è "MACCARRONAGGINE"!
Perchè, se hai la possibilità di entrare in pasticceria e addentare tutto, e però non lo fai, sei solo un MACCARRONE(= a Taranto è un po' l'equivalente di ottuso): se non conosci il sapore dei bignè, delle crostatine di frutta, delle veneziane, come fai a dire che fra tutti moriresti solo per i babbà? Largo a chi ha fame di conoscere, e a chi conoscendo se ne frega della coerenza e cambia idea, perchè ha visto, provato, addentato o anche solo assaggiato un po' di quel "tutto il resto" che, per colpa di chi o cosa c'è attorno a noi, non c'è stato mai permesso di conoscere prima.
"Non puoi scoprire nuovi oceani fino a quando non hai il coraggio di perdere di vista la spiaggia"
Anonimo
...continua
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